Arles 2026: si apre la 57ª edizione delle Rencontres de la Photographie

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Domani parto per Arles.
Per una settimana, dal 6 al 12 luglio, la piccola città della Provenza torna a essere la capitale mondiale della fotografia: è la settimana d'apertura delle Rencontres d'Arles, il festival fondato nel 1970 che nel 2025 ha richiamato 175.000 visitatori e che quest'anno festeggia la sua 57ª edizione. Ci vado per NESSUNO[PRESS], per raccontarvi da vicino mostre, incontri e le voci di fotografe e fotografi che quest'anno mettono in discussione il modo in cui guardiamo il mondo — e il modo in cui siamo stati guardati.

Il direttore artistico Christoph Wiesner ha costruito il programma 2026 attorno all’idea che le immagini riaprono il mondo, lo rendono vivo. Il filo conduttore, dichiarato fin dal titolo del catalogo, è “Worlds in View” — mondi in vista, mondi da guardare di nuovo. Le sezioni tematiche di quest'anno attraversano continenti e secoli: si va da “Independence”, dedicata alle indipendenze africane e alla loro eredità visiva, a “Journeys”, sui grandi reportage e le collezioni fotografiche storiche; da “Forms of Life”, che intreccia fotografia e mondo naturale, a “Revisits”, che rende omaggio a grandi maestri come William Klein, Harry Gruyaert, Ming Smith e Martine Barrat; fino a “Emerging Voices”, la sezione dedicata alle nuove generazioni, con il Discovery Award della Fondation Louis Roederer curato quest'anno da Nadine Hounkpatin.

Ad aprire simbolicamente il festival è anche il manifesto 2026, firmato dal fotografo ghanese Carlos Idun-Tawiah, il cui lavoro dialoga proprio con la mostra “Ghana! Dreaming Independence 1957-1976”, uno dei progetti più attesi dell'edizione.
Le Rencontres oltre a mostre ed esposioni hanno anche un programma fitto di eventi: durante la settimana d'apertura, la città intera — chiese sconsacrate, chiostri, l'anfiteatro romano, il nuovo spazio della Maison des Arènes — si trasforma in un percorso continuo di visite guidate, tavole rotonde e proiezioni serali, quasi tutte gratuite e bilingui francese/inglese. Per chi come noi arriva da fuori, l'app gratuita del festival (Arles 2026, disponibile su iOS e Android) è la bussola indispensabile per orientarsi tra i quaranta e più luoghi di mostra sparsi per la città.

Nei prossimi articoli di NESSUNO[PRESS] racconterò da vicino due filoni che mi stanno particolarmente a cuore: da un lato le mostre che riguardano le indipendenze africane e gli sguardi che riscrivono la memoria coloniale — Ghana!, Paul Kodjo, Sammy Baloji, Katia Kameli, Thato Toeba, Ayana V. Jackson; dall'altro il dialogo tra i grandi maestri della fotografia del Novecento e le voci emergenti premiate quest'anno dal Discovery Award.

Restate con noi: la settimana comincia domani.

Autrice: Natalia Elena Massi
 
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